Da Lecce seguendo le indicazioni per San Cesareo, dopo appena 14 km giungeremo a Galatina.
Oltre alla barocca chiesa Madre o Matrice dedicata ai SS. Pietro e Paolo, con l’ampia facciata tardobarocca, e il portale sovrastato dalle statue dei santi patroni, sede dell'antico rito del “tarantismo” celebrato ogni 29 di giugno, è consigliabile visitare la Basilica di Santa Caterina, monumento nazionale. La facciata è in stile romanico mentre all'interno essa contiene preziosi cicli di affreschi del XV secolo eseguiti da maestranze di scuola veneta e toscana. La chiesa, dichiarata Basilica Minore Pontificia nel 1992 , si affaccia su piazza Orsini.
Fu fatta realizzare da Raimondello Orsini del Balzo, ed iniziata nel 1383, poteva dirsi già compiuta nel 1391. Quest’ultima data è incisa sull’architrave della porta laterale della chiesa, posta alla sinistra dell’osservatore. Lo stile della Basilica orsiniana, una delle chiese più caratteristiche dell’Italia meridionale, sia per la sua architettura e sia per i suoi affreschi, è costituito da una commistione di diversi elementi dello stile Romanico e del Gotico.L’interno della Basilica è una vera e propria pinacoteca. Per la vastità dei cicli pittorici, la Basilica di Galatina è seconda solo alla Basilica di San Francesco d’Assisi. La chiesa è ricca anche di arredi sacri, in legno, tra i quali è da ammirare il Tabernacolo, di fra’ Giuseppe da Soleto, recuperato con un prezioso intervento di restauro e dal 1997, si trova collocato nella parte absidale della navata sinistra della chiesa, avendo altresì recuperata la sua primeva funzione di custodia del Santissimo. Oltre al Tabernacolo ligneo, potremo ammirare la pregevole opera d’intaglio costituita dall’armadio-reliquiario, in noce, che si trova in sagrestia. Anche questo armadio sembra essere di fra’ Giuseppe da Soleto, il caposcuola degli intagliatori riformati del Seicento. Da non tralasciare i cenotafi a Raimondello Orsini del Balzo e a Giovanni Antonio del Balzo, siti nella parte absidale della navata centrale, e quello di Maria d’Enghien, collocato invece nella chiesa. La cappella di San Paolo, invece si trova al civico 5 di via Garibaldi ed è ubicata sotto il settecentesco palazzo Vignola.Oggi è conosciuta come Cappella delle Tarantate. A Galatina arrivavano, in occasione della festività dei Ss. Pietro e Paolo, i tarantati (o tarantolati) provenienti da diverse parti del territorio salentino (ricordiamo che Galatina ne era immune), a ricordo del ‘tristo’ evento (il morso della taranta) incorso nella loro vita e per ringraziamento della sopravvenuta guarigione al loro ‘stato di malattia’. Di qui essi, una volta ottenuto lo stato di grazia (o la guarigione), si trasferivano poi nella vicina Chiesa Matrice con forme e pratiche devozionali, che a noi oggi possono sembrare talvolta incomprensibili.
Secondo la tradizione, dal pozzo vicino alla chiesa (attualmente murato per motivi igienici) sgorgava dell'acqua che aveva il potere di guarire quanti venivano morsi da aracnidi come le tarantole (in dialetto, tarante).
Secondo la tradizione i tarantati effettuavano un esorcismo musicale a casa; successivamente, tra i ritmi incalzanti delle musiche locali, si recavano presso la cappella per invocare il Santo o ringraziarlo per la grazia ricevuta. Solo dopo aver bevuto l'acqua miracolosa, ed aver vomitato nel pozzo, la grazia si poteva considerare ottenuta e ogni anno, il 28 giugno, tornavano per "rinnovare" la grazia. Da qui, l'annuale ricorrenza delle tarantate, vive a Galatina ancora oggi. Da visitate anche la villa comunale che sorge nella piazza principale e che presenta una fontana bronzea nota come "Lampada senza luce" o La Pupa, opera dello scultore locale Gaetano Martinez (1892-1951), che nel 1936 fu esposta alla Biennale di Venezia.
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