Itinerario Nardo'

La città di Nardò, seconda solo a Lecce per estensione, fu un antico centro messapico e municipio romano, e possiede numerose tracce preistoriche.
Nardò è la culla del barocco definito “jonico neretino”, ostentato nei palazzi e nelle chiese.
Una leggenda vuole che la Città sia stata edificata là dove un toro raspando il terreno con lo zoccolo fece zampillare acqua. Si richiama così l'etimologia del nome della città (dall'Illirico NAR) che vuol dire, acqua. Infatti, lo stemma araldico della Città rappresenta un toro, sulla pianura erbosa, con la zampa anteriore destra sollevata, su di uno zampillo d'acqua.
Al visitatore che arriva a Nardò dalla principale via di comunicazione, la superstrada Lecce - Gallipoli, il primo monumento che si offre è la chiesetta dei SS. Medici Cosimo e Damiano. Sorge in località l' Aia del Ponte. L'opera più importante racchiusa nella chiesa è un affresco dell'inizio del XV secolo, raffigurante una Madonna con Bambino. Proseguendo lungo il rettilineo d'ingresso si giunge all'edicola dell'Osanna, in gergo Lu Sannà , tempietto creato intorno ad un obelisco a ridosso di una delle quattro porte d'ingresso alla città,( Porta San Paolo). La forma insolita è attribuita all'imitazione di qualche oggetto liturgico del rito orientale. Il tempietto viene utilizzato, nella Domenica delle Palme, dal Vescovo della città per il rito della benedizione delle palme.
Sulla sinistra dell'Osanna vi è la chiesetta della Carità, oggi chiusa  ma  secoli addietro fungeva da cimitero di Nardò. Entrando da Porta San Paolo si è subito in piazza Tre Palme da cui svoltando a sinistra ci si può dirigere verso la Chiesa di S. Antonio da Padova (xv secolo)sorta sui resti di una sinagoga; siamo infatti in quello che era il quartiere ebreo di Nardò, “La Giudecca”. La Chiesa all’esterno ha  un aspetto  semplice, soffitto a cassettoni lignei in noce e la statua lignea di Sant’Antonio, risalente al 1514 e realizzata dall'architetto Stefano da Putignano, il Crocifisso e le due statue di S. Giovanni e della Madonna di scuola veneziana del 1600. Nella Sacrestia alle spalle dell'altare maggiore si può ammirare il Cenotafio degli Acquaviva ( in pietra leccese) eretto nel 1545 in memoria di Belisario I e di Giovan Bernardino; il monumento è ricco di decorazioni e pannelli raffiguranti scene di vita degli uomini cui è dedicato ,ed è ornato da quattro statue femminili (le quattro virtù cardinali), e da due guerrieri che sorreggono la tomba.Sono inoltre visibili gli scudi con le insegne della famiglia Acquaviva. Tornando in piazza Tre Palme si imbocca corso Vittorio Emanuele e dopo pochi metri si giunge alla chiesa della B. Vergine del Carmelo; caratteristica la porta d'ingresso, con ai lati due leoni inferociti che proteggono l'edificio. Al suo interno l'architettura dominante è il barocco del settecento cui fa riferimento anche il coro in legno che è collocato dietro l'altare centrale. Nella chiesa sono conservate le tele del neretino Donato Antonio d'Orlando, raffigurante S. Eligio, e del copertinese Gianserio Strafella che raffigura la Deposizione di Cristo.
Risalendo per corso Vittorio Emanuele si trova sulla sinistra il Teatro Comunale costruito nel 1893 dall'inegnere  Quintino Tarantino sul modello del napoletano Teatro S. Carlo, con due ordini di palchi più il loggione dotato della particolare caratteristica di avere il piano del palcoscenico e quello della platea che potevano allinearsi grazie ad un complesso sistema di carrucole; Il teatro, relativamente piccolo, si è meritato l'appellativo di bomboniera.

Riprendendo corso Vittorio Emanuele si è subito in Piazza Salandra  considerato in passato, fulcro, della vita cittadina; a sinistra il vecchio Palazzo Municipale, costruito nel 1612. Il Palazzo ha il prospetto diviso in due livelli: inferiormente un alto porticato ad archi stretti, sorretti da sei colonne, eleva il piano superiore su cui si aprono finestre festonate da decorazioni ed una loggia centrale, mentre sul lato sinistro del Palazzo vi è la Torre dell'Orologio risalente al 1598. Separata da una strada, sul lato della chiesa di San Domenico vi è la Fontana del Toro, simbolo ed emblema della città, risalente alla fine degli anni Trenta che celebra la leggenda della fondazione della città.
Completano il perimetro della piazza la Chiesa di S. Trifone e il Sedile, già sede della Magistratura della Città con funzione di Arengo, poi ospitante la guardia borbonica e quindi quella nazionale; l'edificio risale al 500 con l'aggiunta di elementi settecenteschi ed è sormontato da tre statue: quella centrale di San Gregorio Armeno l'Illuminatore, patrono della città, e quelle laterali dei due comprotettori S. Antonio da Padova e S. Michele Arcangelo. Ma a dominare la piazza è soprattutto la Guglia dell'Immacolata, dai neritini detta la Colonna, innalzata, nel 1769, per ringraziare dello scampato pericolo del terremoto, del 1743.  Costruita in puro stile barocco, a pianta ottagonale, alta 19 metri, in carparo, con cinque suddivisioni verticali, porta alla sommità, la statua della Madonna Immacolata, cui fanno ornamento, negli ordini inferiori, le quattro statue di S. Giuseppe, S. Domenico, Sant'Anna, S. Giovanni Battista. Da non perdere anche il Castello degli Acquaviva (con tutte le vicende legate a Gian Girolamo Acquaviva detto il Guercio di Puglia,), la chiesa di San Domenico con la sua particolare facciata barocca, la Cattedrale( o Duomo, conosciuto anche come Chiesa di Santa Maria del Nerito) e il palazzo vescovile col seminario.

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Cattedrale

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