Il territorio risulta abitato sin dal Paleolitico: ne fanno fede i reperti rinvenuti nella 'Grotta delle Veneri', così denominata dalle due statuine femminili scolpite in osso ivi rintracciate, che racchiude anche numerosi ciottoli con decorazioni incise o graffite a motivi geometrici. L'origine della località sembra da ricollegarsi ad un centro messapico, Bavota o Bivota. i Romani la inserirono sul tragitto della via Traiana-Appia. Nei secoli IX e X fu rasa al suolo dai Saraceni. Fu tuttavia riedificata ed assunse gradualmente: Bavarita, Pavarita, il nome attuale di Parabita. Le prime notizie storicamente attendibili risalgono al 1400, allorchè il casale divenne feudo dei Sanseverino. Successivamente ne ebbero il dominio Ottino de Caro, i del Balzo, i d'Aragona, i Castriota Scanderberg ed i Ferrari, famiglia ducale che ne mantenne il possesso fino al 1806, data di soppressione della feudalità . Tra i monumenti pregevoli va annoverata la Parrocchiale, risalente al secolo XIII, con un portale cinquecentesco, e all'interno un ammirevole presbiterio e vari dipinti e statue. Essa ospita, dal 1855, una preziosa reliquia: il corpo di San Vincenzo martire ed un'ampolla del suo sangue. Il maestoso Santuario della Madonna della Coltura, di stile romanico-gotico (si tratta peraltro di una imitazione moderna) ospita un prezioso affresco di stile greco, rappresentante la Vergine con in braccio il Bambino, del secolo XII. Notevoli sono altresì i palazzi d'Alfonso, Vinci, Ardito, ed il castello dei Castriota. Tra i cittadini illustri vanno citati soprattutto il padre Giuseppe Ricci, gesuita, storico e filosofo, attivo nel 1700; e Giuseppe Bellisario, medico, agronomo e filosofo.